chart di trading con barili con marchio Eni
A maggio lo stacco dell'ultima tranche del dividendo Eni 2025 - BorsaInside.com

Nel giorno in cui le azioni Eni registrano un ribasso di oltre 3 punti percentuali precipitando appena sopra ai 13,2 euro, per i possessori del titolo del Cane a Sei Zampe arriva una buona notizia: la determinazione dell’ammontare della quarta tranche del dividendo Eni 2025 con relativa indicazione anche sui tempi di stacco e pagamento della cedola. In questo articolo faremo il punto proprio sulla remunerazione degli analisti andando anche a definire quale sarà il rendimento della cedola. Nella seconda parte, poi, alla luce dell’attuale momento attraversato dai mercati, faremo il punto sull’andamento del titolo Eni focalizzando l’attenzione sulle ragioni alla base del ribasso.

Partiamo però dalle buone notizie ovvero dall’ammontare della cedola.

Quarta tranche dividendo Eni 2025: importo e data di stacco

Già da alcuni anni, Eni è una di quelle pochissime quotate che hanno diviso la cedola riservata agli azionisti non nel classico modo acconto e saldo ma in ben quattro tranche. Come da sempre fanno le principali quotate globali del settore petrolifero, anche Eni ha optato per un dividendo trimestrale. In pratica ogni 3 mesi viene staccata parte della cedola annuale. Considerando tutto l’arco di un anno, quindi, i dividendi Eni in stacco sono 4.

Premesso questo, il consiglio di amministrazione del Cane a Sei Zampe ha dato il via libera alla distribuzione della quarta e ultima tranche del dividendo 2025 (relativo all’esercizio 2024) per un ammontare pari a 0,25 euro per azione. La decisione è arrivata in linea con quello che a riguardo era stato già deliberato dall’assemblea degli azionisti della quotata tenutasi lo scorso 15 maggio 2024. Anche la quarta e ultima tranche, come già avvenuto con le precedenti tre, sarà staccata a valere sulle riserve disponibili. Ricordiamo che il dividendo Eni 2025 complessivo è pari a 1 euro, diviso, appunto, in quattro diverse tranche di pari importo.

L’ultima cedola trimestrale di Eni verrà staccata giorno 19 maggio 2025 per poi essere mesa in pagamento dal 21 maggio successivo.

La cedola precedente (la terza) era stata staccata a marzo mentre per quello che riguarda le prime due, è necessario andare all’anno scorso con la prima remunerata a settembre 2024 e la seconda a novembre 2024.

Con il prossimo stacco della quarta cedola si completa così il quadro degli stacchi del dividendo Eni 2025.

Ma quanto hanno reso complessivamente e solo nella versione trimestrale? Rispondere a questi due interrogativi significa essenzialmente procedere con il calcolo del dividend yield relativo sia alla cedola complessiva che alla sola quarta tranche.

Il rendimento da dividendo è un indicatore finanziario attraverso il quale si misura quanto un’azienda remunera i suoi azionisti tramite dividendi rispetto a quello che è il prezzo attuale dell’azione.

Detto questo, rapportando l’importo della quarta tranche della cedola al prezzo di riferimento dell’azione Eni messo a segno al termine della seduta di borsa di ieri 3 aprile 2025, pari a 13,67, si ottiene un rendimento dell’1,83 per cento. Viceversa se il rapporto è invece con la cedola totale di Eni, pari ad un euro, il dividend yield che si ottiene è pari al 7,3 per cento.

Ricordiamo, per finire, che nel giorno in cui si terrà lo stacco della cedola le azioni Eni potrebbero registrare variazioni di prezzo anche di un certo livello. Una situazione che può essere sfruttata in ottica speculativa con i broker CFD indicati nella tabella in basso.

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Azioni Eni in caduta libera: cosa sta succedendo e quali sono le prospettive

Lasciamo ora da parte lo stacco del dividendo trimestrale di Eni e rivolgiamo l’attenzione all’andamento del titolo in borsa. La quotata del settore petrolifero, a causa del rosso di oggi, ha ulteriormente allargato il passivo dell’ultimo mese. Adesso il rosso è pari al 4 per cento ma il problema è che anche anno su anno c’è un passivo oramai aggiornato a doppia cifra (-12 per cento).

Sulle azioni Eni, come su tutte le quotate del settore petrolifero, pesano, sia pure in modo indiretto, i dazi introdotti dagli Usa, e l’aumento della produzione deciso dai paesi dell’OPEC +.

In particolare, i timori di una recessione globale causata dalla guerra commerciale, accompagnati da un possibile calo della domanda energetica, stanno impensierendo e non poco gli investitori.

Se a ciò poi si aggiunge la decisione dell’Opec+ di aumentare la produzione di 411mila barili al giorno a partire da maggio, si può comprendere perchè la quotazione petrolio sta segnando un forte calo trascinando in rosso le quotate del comparto.

Secondo gli analisti di Banca Akros la decisione inattesa dell’OPEC+ è negativa per i prezzi del petrolio fermo restando che sono soprattutto le incertezze legate ai dazi e al rallentamento economico a zavorrare le quotate petrolifere.

Lo scenario è molto preoccupante perchè l’aumento della produzione deciso dai produttori dell’OPEC+ e una debole domanda alimentata dalle incertezze macroeconomiche e dai nuovi dazi, potrebbero addirittura creare una tempesta perfetta per il prezzo del greggio. Eni e con lei tutte le altre quotate del settore petrolifero potrebbero subirne le conseguenze maggiori.

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