logo di Stellantis e freccia del crollo in borsa
Crollo azioni Stellantis - BorsaInside.com

Altro pesante ribasso per le azioni Stellantis che, nel contesto di generalizzato sell-off che caratterizza Piazza Affari, segnano una flessione del 4,4 per cento precipitando sotto quota 9 euro. C’è chi sta peggio della quotata del settore automotive (pensiamo ad esempio ai titoli del settore bancario), tuttavia, in termini assoluti, è forse proprio Stellantis a pagare il dazio maggiore dopo la decisione Usa di introdurre pesanti tariffe contro le importazioni dall’Unione Europea. Il titolo italo-francese, infatti, era già appesantito dai ribassi registrati nel corso di tutto l’ultimo anno (se non anche oltre) e quindi il nuovo sell-off non ha fatto altro che aggravare una situazione di per sè già molto difficile.

A dirlo non siamo noi ma sono i numeri. Andando ad analizzare il grafico relativo all’andamento di STLA si può infatti notare quanto ampio sia il rosso accumulato nell’ultimo mese e nell’ultimo anno. Rispetto ad un mese fa i prezzi di Stellantis sono più bassi del 27 per cento mentre, anno su anno, la flessione è addirittura del 64 per cento.

Un titolo massacrato dalle vendite tanto nel breve quanto nel lungo termine che, dopo il crollo di oggi, può essere comprato sicuramente a sconto. Il punto è che le prospettive di Stellantis non sono affatto positive. Proprio per questa ragione i trader che si approcciano al titolo preferiscono più che altro speculare al ribasso (short trading piuttosto che al rialzo. Comprare azioni Stellantis in ottica investimento, quindi, resta un azzardo anche perchè ora sul titolo si può fare trading con i CFD anche usando il broker Eightcap che, proprio di recente, ha inserito tutte le azioni italiane del Ftse Mib nella sua lista di asset disponibili.

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Sulle azioni Stellantis arriva il downgrade di Fitch

Si è sempre saputo che il settore automotive sarebbe stato uno dei più massacrati a seguito dell’introduzione dei dazi Usa. E infatti nessuno si sta stupendo più di tanto per il nuovo forte ribasso di Stellantis. Gli stessi analisti sono molto freddi circa le prospettive del titolo a seguito della guerra commerciale. Fitch non ha perso tempo e ha deciso di tagliare subito il rating sulla quotata al livello BBB dal precedente BBB+ lasciando l’outlook a stabile.

Il downgrade dell’IDR a lungo termine (long-term issuer default rating) e del rating degli strumenti senior unsecured è stato motivato alla luce del netto peggioramento riscontrato nelle condizioni del mercato di riferimento in Nord America ma anche in considerazione dell’incremento delle pressioni sui costi causate a loro volta proprio dall’introduzione di nuovi dazi sul settore automobilistico.

Nel comunicato diffuso dagli analisti si può leggere che l‘incertezza legata all’evoluzione dei dazi statunitensi costringerà i produttori di attrezzature originali a ristrutturare in fretta le proprie reti produttive, con l’obiettivo di ridurre i costi fissi. Se a ciò si aggiunge poi l’aumento dei prezzi delle materie prime e le forti pressioni sui costi da parte dei fornitori, si può ipotizzare che lo scenario futuro più probabile possa essere quello di una compressione dei margini di profitto del settore.

Pur in un contesto molto difficile, Fitch prevede che il margine operativo Ebit di Stellantis possa restare tra il 5 e il 7 per cento fino al 2027. Questa stima riflette si la resilienza del colosso italo-francese, ma al tempo stesso evidenzia anche una vulnerabilità significativa rispetto all’attuale clima commerciale.

Secondo l’agenzia di rating internazionale, circa il 40 per cento delle vendite del gruppo negli Stati Uniti proviene da impianti produttivi situati al di fuori del Paese e ciò per forza di cose rende Stellantis molto esposta all’impatto dei nuovi dazi. Tuttavia, come Ford e General Motors, anche Stellantis può ridurre gli effetti diretti di queste misure certificando la percentuale di componenti realizzati negli USA e quindi pagando dazi solo su quelli importati.

Nel loro report gli analisti hanno poi posto l’accento sul fatto che l’amministrazione statunitense sta lavorando a nuove normative, conformi all’accordo USMCA, che includeranno stringenti disposizioni sul lavoro e si applicheranno a tutti i produttori automobilistici. Queste regole potrebbero introdurre ulteriori ostacoli per Stellantis che già da tempo sta provando ad ottimizzare la propria rete produttiva.

Negli ultimi anni, il gruppo ha ridotto l’utilizzo della capacità produttiva per gestire meglio le scorte. Secondo Fitch, Stellantis potrebbe ora valutare lo spostamento di parte della produzione negli Stati Uniti, sfruttando impianti attualmente inattivi. Facile a dirsi ma non a farsi perchè la riconversione di una linea produttiva richiede tempi molto lunghi e tutta una serie di investimenti iniziali che vanno ad impattare in modo praticamente immediato sul free cash flow.

Per finire, pesare ulteriormente sul bilancio, anche se in misura ridotta, ci sono le esportazioni verso gli Stati Uniti di modelli europei come Maserati e Alfa Romeo, che rappresentano circa il 3 per cento delle vendite nel mercato americano.

Nonostante tutta la serie di criticità fin qui elencate, Fitch riconosce alcuni elementi positivi, come la progressiva riduzione del consumo di cassa e la solidità complessiva del profilo finanziario di Stellantis. Restano invece le preoccupazioni legate all’uscita dell’ex CEO Carlos Tavares e alla nomina del nuovo amministratore delegato. Interrogativi che si vanno ad affiancare a quelli sulla futuro strategia del gruppo e sul sempre più rapido aumento della competizione che caratterizza il mercato europeo dell’automotive.

Insomma il quadro che si delinea è molto contraddittorio e, in uno scenario di questo tipo, l’esito più probabile è che possa esserci un forte aumento della volatilità. Una situazione che i trader possono sfruttare operando con strumenti derivati come i CFD piuttosto che andando ad esporsi in modo più tradizionale con l’acquisto diretto di azioni reali.

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