Negli ultimi giorni un interessante commento di Anisha Goodly, Emerging Markets Portfolio Specialist di TCW, ha riacceso la luce sull’attenzione che probabilmente i mercati emergenti meriterebbero nell’attuale esercizio.

Ma per quale motivo investire sui Paesi emergenti potrebbe essere realmente conveniente? Che cosa è possibile (o no) attendersi da essi?

Iniziamo con il ricordare che – stando a quanto rammenta Goodly nel suo dossier – il 2017 è stato contraddistinto da un mix di crescita economica reale più elevata e bassa inflazione. Uno scenario che di norma è in grado di generare ritorni aggiustati per il rischio sopra la media per gli asset dei mercati emergenti, tanto che questa asset class è stata in grado di resistere al rialzo dei tassi della Federal Reserve. Il debito emergente in valuta locale – dichiara poi l’analista – ha sovraperformato il debito in dollari, mettendo a segno ritorni del 15,21%.

Ma, sancito quanto avvenuto nel 2017, che cosa ci si può attendere dal 2018? E’ possibile che questo rally possa proseguire, anche alla luce degli sviluppi negli Stati Uniti e del rallentamento della crescita economica in Cina? Oppure il trend subirà una battuta d’arresto?

Pensiamo che gli Emergenti possano continuare a resistere a questi diversi rischi di mercato e, allo stesso tempo, trarre beneficio dai continui afflussi sostenuti dal miglioramento dei fondamentali, dal valore relativo attraente rispetto ai mercati avanzati e da fattori tecnici positivi” – ha affermato l’analista, per poi ricordare come i fattori di supporto saranno numerosi.

Il primo, in particolare, sarà rappresentato dalla maggiore omogeneità della crescita economica globale. Di ciò, gli emergenti dovrebbero avvantaggiarsi in maniera dirette grazie al miglioramento delle dinamiche a livello di commercio internazionale e al contesto di supporto dei prezzi delle commodity.

Ulteriormente, si tenga conto come la crescita economica della Cina abbia sorpreso al rialzo nella prima metà del 2017 e sebbene i dati del secondo semestre stiano manifestando un chiaro rallentamento, è anche vero che i rischi di coda sono oramai attenuati, con il deflusso di capitali che si è stabilizzato e con le esportazioni che sono aumentate.

I differenziali in termini di rendimento reale tra Mercati Emergenti ed economie avanzate sono prossimi ai massimi del range degli ultimi 5 anni. Pensiamo che questo spread si restringerà nel 2018, ma riteniamo che rimarrà sufficientemente ampio da supportare gli afflussi verso gli emergenti, nonostante il lento, ma costante ritmo di aumento dei tassi da parte della Fed” – afferma ancora Goodly – “L’inflazione è scesa su livelli a una cifra in media e le condizioni fiscali sono migliorate. Anche se ci aspettiamo che l’inflazione acceleri moderatamente quest’anno, non riteniamo che possa costituire un vento contrario alla luce degli output gap negativi nella maggioranza degli Emergenti”.

In questo scenario, gli emergenti sembrano proporre interessanti margini di investimento. A cominciare, per esempio, dall’azionario: le società continuano a mostrare una crescita solida degli utili, e vi sono concreti segnali di riduzione dell’indebitamento. Per quanto concerne invece l’obbligazionario, quello emergente rappresenta circa il 16% delle obbligazioni globali, con i fattori tecnici che continuano a fornire sostegno a questa asset class. Potenziale da esprimere, conclude il report, anche per le valute, considerato che le monete emergenti sono ancora in calo del 25% rispetto alle medie di metà 2013…

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