Il dollaro statunitense ha chiuso il mese di dicembre con una prestazione ribassista, con correzione nella parte finale d’anno e penalizzazione dal prevalere di un sentiment positivo sulla imminente firma dell’accordo commerciale USA – Cina di “fase uno”, che dovrebbe avvenire intorno alla metà del mese.

Proprio quando il ruolo di “safe haven” della valuta verde sembrava essersi ridimensionato, però, sono arrivate le nuove volatilità favorite dall’escalation delle tensioni USA – Iran. Con l’avvio dell’anno nuovo il dollaro ha dunque già recuperato parte del calo.

Per quanto concerne i dati macro, l’ISM manifatturiero ha deluso le aspettative rimanendo in zona recessiva, mentre l’indice non-manifatturiero ha sorpreso positivamente crescendo più delle attese. Oggi in uscita i dati sugli occupati ADP, che dovrebbero favorire la stabilizzazione della valuta, in attesa del dato più importante della settimana, l’employment report di venerdì, che dovrebbe invece mostrare un rallentamento della dinamica occupazionale.

Sulla base di tali evoluzioni l’euro è salito in chiusura di 2019 raggiungendo un massimo a 1,1239 EUR/USD e rivedendo così livelli abbandonati a inizio agosto. Come abbiamo già rammentato, però, il movimento è rientrato con l’inizio del 2020, che ha visto il cambio ritornare sotto la soglia chiave di 1,1170 EUR/USD.

Salvo che lo scenario USA non peggiori, o quello euro non migliori, lo spunto rialzista più imponente dovrebbe essere rinviato più in là nell’anno, quando i dati dell’area inizieranno a mostrare dei progressi più che una semplice stabilizzazione.

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